Export italiano, crescita grazie alla diversificazione dei mercati

21 Gennaio 2026, 12:19, di Anna Fabi

In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, rallentamento dei mercati maturi e ridefinizione delle catene del valore, l’export italiano continua a mostrare una capacità di tenuta superiore alle attese. Nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni hanno registrato una crescita del 3,1%, un risultato che non nasce dall’espansione dei mercati tradizionali, ma da una strategia sempre più orientata alla diversificazione geografica e settoriale.

È questo il quadro che emerge dal percorso di confronto con le imprese avviato da SACE nel roadshow “Energie per il futuro dell’export”, conclusosi a Roma dopo otto tappe tra Italia e Dubai e il coinvolgimento diretto di oltre 400 aziende.

Vediamo le evidenze emerse in termini di bisogni, criticità e nuove priorità per il Made in Italy sui mercati internazionali.

Un export che cresce grazie ai nuovi mercati

L’analisi degli scenari globali presentata durante la tappa conclusiva del roadshow evidenzia un dato chiave: la crescita dell’export italiano è sostenuta soprattutto dall’espansione verso economie ad alto potenziale. Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane, compensando il rallentamento di partner storici come la Germania.

Negli ultimi venticinque anni le esportazioni verso i Paesi emergenti sono cresciute a un ritmo medio annuo superiore rispetto ai mercati maturi. Tuttavia, la struttura dell’export italiano resta ancora fortemente concentrata: una quota significativa delle imprese esporta esclusivamente all’interno dell’Unione Europea e quasi la metà realizza vendite estere su un solo mercato. Un fattore che espone le aziende a rischi elevati in fasi di instabilità economica.

Competitività e innovazione ma anche gestione del rischio

Dal confronto diretto con le imprese coinvolte nel roadshow emergono tre priorità strategiche ricorrenti.

La prima riguarda il rafforzamento della competitività internazionale: le aziende chiedono strumenti in grado di trasformare l’eccellenza produttiva del Made in Italy in una presenza più stabile e strutturata sui mercati esteri, anche attraverso una logica di filiera.

La seconda priorità è legata a innovazione e digitalizzazione, considerate leve imprescindibili per aumentare produttività, capacità esportativa e attrattività verso partner e clienti internazionali.

La terza riguarda la gestione del rischio: l’interesse verso nuovi mercati cresce, ma resta forte la domanda di coperture finanziarie, informazioni sui contesti locali e accompagnamento operativo lungo il percorso di internazionalizzazione.

Una crescita che richiede scelte strategiche

Il messaggio che arriva dal confronto con le imprese è chiaro: la crescita dell’export non può essere affidata a dinamiche spontanee. Servono politiche di accompagnamento, strumenti di mitigazione del rischio e una visione di medio-lungo periodo che favorisca l’ingresso delle imprese italiane nei mercati più dinamici, anche quando questi presentano complessità operative e regolatorie.

In una fase in cui le catene del valore globali si stanno ridisegnando, il sostegno all’export assume un valore che va oltre la singola operazione commerciale e si lega direttamente alla capacità del Paese di mantenere peso economico e industriale a livello internazionale.

SACE si colloca in questo scenario come strumento del Sistema Paese per l’accesso alle garanzie finanziarie e per il supporto consulenziale e informativo.

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