26 Gennaio 2026, di Anna Fabi – PMI.it
Il ciclone Harry ha lasciato danni pesanti e, insieme alle prime stime, sta emergendo un problema ricorrente: molte polizze catastrofali (percepite come a copertura totale) al momento del sinistro si scontrano con definizioni tecniche, esclusioni e limiti economici che riducono o azzerano l’indennizzo. Il problema riguarda molte attività locali e microimprese, per le quali una liquidazione parziale può tradursi in un blocco operativo proprio quando serve ripartire.
Che cosa si intende per polizza catastrofale
Le polizze contro i danni provocati da eventi catastrofali offrono coperture assicurative pensate per eventi naturali ad alto impatto. Per la maggior parte delle imprese italiane, le polizze CatNat sono un obbligo di legge con poche eccezioni.
Nella pratica, però, la tutela dipende da come il contratto definisce l’evento, da quali garanzie sono state effettivamente acquistate e da come vengono gestite franchigie, scoperti e massimali. È qui che spesso si crea lo scarto tra aspettativa e realtà: la parola “catastrofale” non è una garanzia di rimborso automatico.
Cicloni esclusi da copertura assicurativa
Un evento estremo come il ciclone Harry può combinare vento eccezionale, pioggia intensa, mareggiate e allagamenti ma non sempre questo mix deleterio si configura in toto come “catastrofe climatica”. Molte polizze, infatti, distinguono in modo rigoroso tra fenomeni diversi. Può accadere che una garanzia copra l’alluvione ma non il vento, oppure copra l’azione diretta dell’acqua ma non i danni “conseguenti” (ad esempio infiltrazioni o danneggiamenti legati alla pressione del vento). In questi casi, la perizia tende a ricondurre il danno alla voce contrattualmente rilevante: se la fattispecie non coincide, l’indennizzo può ridursi drasticamente.
Franchigie, scoperti e massimali
Anche quando il sinistro è riconosciuto, entrano in gioco i limiti economici. Le polizze prevedono infatti una franchigia (quota fissa non rimborsabile), uno scoperto (percentuale del danno che resta a carico dell’assicurato) ed un massimale (tetto massimo liquidabile, anche se il danno è superiore).
Il risultato è che un danno rilevante può generare un rimborso molto più basso delle attese. Per le imprese, l’effetto più immediato è sul cash flow: ripristino dei locali, sostituzione di attrezzature e scorte, fermo dell’attività.
Il rischio di sotto-assicurazione
Un’altra criticità tipica è la sotto-assicurazione: immobili, beni strumentali o contenuti aziendali risultano assicurati per valori inferiori a quelli reali, spesso per contenere il premio annuo. In presenza di sotto-assicurazione può scattare una riduzione proporzionale dell’indennizzo, anche quando il sinistro è coperto. È un punto che molti scoprono solo dopo l’evento, quando il ripristino costa più del previsto e la liquidazione non copre l’intero fabbisogno.
Come verificare la copertura
Se una polizza è già attiva, è utile verificare i seguenti elementi:
- eventi coperti e definizioni contrattuali;
- esclusioni e danni non indennizzabili (anche se indiretti o conseguenti);
- franchigie, scoperti e massimali applicati a ciascuna specifica garanzia;
- valori assicurati (immobile, contenuto, beni strumentali) per evitare sotto-assicurazione;
- termini per la denuncia del sinistro e la documentazione richiesta.
Perizie lunghe e rimborsi in ritardo
Gli eventi diffusi su un territorio generano un picco di denunce di sinistro e, di conseguenza, un aumento dei tempi di gestione. La liquidazione dipende da sopralluoghi, documentazione, fotografie, fatture e preventivi, oltre alla ricostruzione della dinamica. In parallelo, possono aprirsi contestazioni sulla causa prevalente del danno e sull’inquadramento dell’evento rispetto alle garanzie acquistate.
Il ciclone Harry ha riportato al centro un tema semplice: la copertura è un perimetro contrattuale. Ed è su quel perimetro che si gioca la differenza tra tutela reale e rimborso parziale.