Riscossione forzata, 120mila conti correnti a rischio blocco: avvisi già partiti

3 Giugno 2026, di Teresa Barone – PMI.it

Avvisi di blocco già partiti verso le banche per i pignoramenti dei conti correnti: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha avviato la nuova stretta e punta a 120mila procedure entro fine anno. Per chi ha cartelle o debiti iscritti a ruolo, il conto può essere vincolato direttamente dall’istituto di credito, con obbligo di trattenere le somme pignorabili e trasferirle all’AdER entro 60 giorni, salvo pagamento e rateizzazione.

Pignoramento conto corrente e riscossione immediata

La attività di recupero poggiano sulle nuove regole 2026 in relazione alle procedure esecutive nella riscossione, già attuate con l’estensione delle informazioni utilizzabili per individuare crediti e disponibilità aggredibili. Il pignoramento può partire quando il contribuente non paga cartelle esattoriali, avvisi esecutivi o altri debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

La procedura usata per i conti correnti rientra nella disciplina del pignoramento presso terzi: il terzo è la banca, che detiene le somme del debitore e riceve l’ordine di vincolarle fino alla concorrenza del debito. Rispetto all’esecuzione ordinaria, l’atto può contenere direttamente l’ordine di pagamento rivolto alla banca.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione sta pertanto inviando gli atti alla banca, soggetto incaricato di trattenere le somme pignorabili del debitore e di versarle all’agente della riscossione entro il termine previsto. Significa non soltanto pignoramento delle somme sul conto ma anche versamenti bloccati per due mesi dopo la notifica.

Versamenti bloccati fino a 60 giorni

Il vincolo non si esaurisce infatti con il saldo presente sul conto nel giorno in cui la banca riceve l’avviso: può riguardare anche bonifici, incassi e nuovi accrediti che arrivano nei 60 giorni successivi, fino alla copertura del debito. Per questo un conto con saldo basso, o temporaneamente privo di fondi, può diventare aggredibile nei giorni seguenti.

La banca controlla gli accrediti e trattiene le somme pignorabili maturate nel periodo di vincolo, ovviamente nei limiti dell’importo richiesto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Ma come può tutelarsi il contribuente? Per prima cosa deve farsi dare dalla banca copia dell’atto per verificare il carico affidato alla riscossione, la data di notifica (per calcolare i 60 giorni di blocco), gli importi richiesti e le somme effettivamente vincolate. Se emergono pagamenti già effettuati, sgravi, sospensioni, prescrizione o somme protette oltre i limiti di legge, il debitore può anche chiedere la sospensione della riscossione o valutare il ricorso nelle sedi competenti.

Somme impignorabili su stipendi e pensioni

Il conto corrente pignorato incontra tutele specifiche quando le somme depositate derivano da stipendio, pensione o trattamenti assimilati. Per gli accrediti già presenti prima del pignoramento, la legge protegge l’importo pari al triplo dell’assegno sociale; la parte eccedente può essere aggredita nei limiti previsti.

Per stipendi e pensioni accreditati alla data del pignoramento o nei giorni successivi valgono invece i limiti periodici di pignorabilità.

Rottamazione e pignoramenti già avviati

La definizione agevolata può incidere sui pignoramenti presso terzi ma la presentazione della domanda non libera automaticamente il conto se la procedura ha già prodotto effetti e l’istituto di credito ha ricevuto l’atto. Nelle situazioni già in corso, la banca continua a rispettare l’ordine ricevuto fino alla comunicazione dell’agente della riscossione o fino al perfezionamento degli effetti sospensivi previsti dalla misura agevolata.

Sblocco con rateizzazione cartelle

Per sbloccare un conto corrente pignorato, la strada più rapida è il pagamento del debito indicato nell’atto. Quando il saldo immediato non è sostenibile, il debitore può chiedere la rateizzazione delle cartelle esattoriali, così da ottenere un piano di rientro e far sospendere gli effetti della procedura dopo il pagamento della prima rata. Per debiti fino a 120mila euro, la domanda può essere presentata online tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per le richieste 2026, il piano ordinario arriva fino a 84 rate mensili senza documentare la difficoltà economica; per piani più lunghi, oppure per importi superiori, serve la documentazione della situazione economico-finanziaria.

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