28 Gennaio 2026, di Anna Fabi – PMI.it
Accanto alla rottamazione-quinquies delle cartelle statali, la Legge di Bilancio 2026 ha riaperto uno spazio autonomo per la definizione agevolata delle entrate locali. Regioni, Province e Comuni possono infatti introdurre proprie forme di sanatoria su tributi e entrate patrimoniali, secondo regole distinte rispetto a quelle applicate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Si tratta di uno strumento che non opera in automatico ma che richiede una scelta esplicita dell’ente locale, tramite l’approvazione di un regolamento dedicato. La misura è stata pensata come intervento straordinario per favorire il recupero di crediti difficilmente esigibili e ridurre il contenzioso, nel rispetto degli equilibri di bilancio.
La Fondazione IFEL (ente di ricerca ANCI) ha pubblicato una nota di approfondimento normativo e uno schema di regolamento operativo sulla materia, fornendo un quadro interpretativo utile a comprendere come la misura possa essere applicata a livello locale e quali margini di intervento siano effettivamente riconosciuti agli enti. Ne riportiamo di seguito le principali evidenze.
La base normativa della definizione agevolata locale
La possibilità di introdurre una definizione agevolata delle entrate locali è prevista dall’articolo 1, commi da 102 a 110, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (la Manovra 2026). La norma attribuisce agli enti territoriali un potere regolamentare autonomo, purché esercitato nel rispetto dei principi di legalità, capacità contributiva ed equilibrio finanziario.
A differenza delle sanatorie del passato, la disciplina del 2026 chiarisce che la definizione agevolata non può incidere sulla quota capitale del tributo, ma può prevedere la riduzione o l’azzeramento di sanzioni e interessi. L’intervento deve inoltre essere circoscritto a periodi temporali definiti.
Quali entrate possono essere oggetto di rottamazione
Il perimetro della definizione agevolata locale è ampio e comprende la quasi totalità delle entrate comunali proprie. Rientrano nella misura i tributi locali come IMU, TARI e TASI pregressa, così come le entrate patrimoniali, incluse le sanzioni amministrative e le multe stradali.
La definizione agevolata può riguardare anche entrate già oggetto di accertamento, crediti in fase di riscossione coattiva gestita da concessionari privati, rateizzazioni decadute e posizioni non ancora accertate, come nel caso di omessi o parziali versamenti.
Sono invece escluse le addizionali e le compartecipazioni a tributi erariali, oltre ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che restano disciplinati esclusivamente dalla normativa statale sulla rottamazione delle cartelle e possono quindi ricadere nella Rottamazione-quinquies.
Sanzioni e interessi: cosa può essere ridotto
Il regolamento comunale può prevedere l’esclusione totale o parziale delle sanzioni e degli interessi. Per le entrate patrimoniali, la riduzione può estendersi anche agli oneri accessori della riscossione, mentre per i tributi resta ferma la debenza dell’imposta principale.
Nel caso dell’IMU, la definizione agevolata può riguardare esclusivamente la quota di competenza comunale. La quota statale sugli immobili del gruppo catastale D non può essere oggetto di riduzioni deliberate dal Comune.
Rapporto con la rottamazione-quinquies statale
La definizione agevolata delle entrate locali non sostituisce la rottamazione-quinquies delle cartelle statali ma si affianca ad essa. Gli enti locali possono decidere di allineare le proprie misure a quelle previste dalla legge statale solo nei limiti consentiti dalla normativa.
In assenza di una previsione espressa, i Comuni non possono estendere la definizione agevolata ai carichi già affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per queste posizioni resta applicabile esclusivamente la disciplina statale.
Quando entra in vigore e come si aderisce
Il regolamento comunale diventa efficace con la pubblicazione sul sito istituzionale dell’ente. Da quel momento deve essere garantito un termine minimo di sessanta giorni per l’adesione, in coerenza con lo Statuto dei diritti del contribuente.
La normativa consente l’utilizzo di strumenti digitali per la presentazione delle domande e per il pagamento, lasciando ampia discrezionalità ai Comuni nella gestione operativa della misura.
Uno strumento selettivo, non automatico
La definizione agevolata delle entrate locali non è un condono generalizzato. Ogni ente è chiamato a valutare l’impatto sul proprio bilancio, con particolare attenzione ai crediti di difficile esigibilità e al fondo crediti di dubbia esigibilità.
Per i contribuenti, l’effettiva possibilità di rottamare tributi e sanzioni dipenderà quindi dalle scelte regolamentari del singolo Comune e dai limiti stabiliti nell’atto approvato.